Intervista agli artisti | Francesca Fioraso – Circo in Rotta
Francesca Fioraso, giocoliera e acrobata su filo teso, ha utilizzato gli spazi di OfficinAcrobatica per il suo periodo di Residenza Artistica e, come di consueto, le abbiamo organizzato una piccola intervista per parlare di sé, del suo percorso artistico e del suo progetto work-in-progress.
Quando hai iniziato a fare circo?
Ho iniziato a fare circo dieci anni fa a Bologna, dopo l’università con Arterego a Casalecchio di Reno, nello specifico con Sandro Sassi che mi ha insegnato i primi passi sul filo. Facevo già un po’ di giocoleria prima, ma a 25 anni ho iniziato ad allenarmi più seriamente.
La tua passione è diventata il tuo lavoro?
La mia passione, attualmente, fortunatamente è anche il mio lavoro con tutti i pro e i contro di avere come lavoro la propria passione.
Qual è il tuo oggetto preferito con cui fare giocoleria?
Io faccio giocoleria solo con le clave. Ho iniziato con le clave e non le ho mai tradite. Adesso sto iniziando un pochino a fare giocoleria con le palline, che inizialmente ho usato per avere un po’ la base della giocoleria, perchè collaboro con Gioia, un’amica e antipodista di palline e ci stiamo un po’ scambiando gli oggetti ma il mio amore resta fedele alle clave.
Collabori da sola o anche con altre persone?
Lavoro con diverse persone, attualmente sono in tre progetti.
Il primo è “circo in rotta” è una compagnia che ho fondato con un’amica danzatrice, che si chiama Eva Campanaro, e abbiamo uno spettacolo in cui siamo in due.
Poi, lavoro per una compagnia francese che si chiama “la migration” come interprete per uno spettacolo specifico della compagnia, dove siamo in quattro acrobate ed una musicista. E infine, lavoro con un nuovo progetto “compagnia le polpesse” dove siamo in tre giocoliere io, Gioia Santini e Cecilia Zucchetti.
Quindi da sola per il momento mai, sto iniziando in questa residenza a sperimentare delle cose da sola. Da sola ho fatto dei numeri di cabaret ma mai uno spettacolo perchè mi piace lavorare in gruppo o almeno in duo e, per il momento, lavoro solo con donne e sono molto felice e orgogliosa di questo.
Su cosa ti sei concentrata durante la residenza a Officinacrobatica?
Questa residenza è una delle prime da sola per cercare di creare del materiale per un eventuale, futuro, spettacolo dove sono solo io in scena. Ho lavorato con degli oggetti specifici, come un tronco di un albero, che ho trovato in spiaggia, le clave e il filo.
Sono ancora all’inizio della ricerca quindi dovrò creare materiale con gli oggetti. Dovrò capire cosa posso fare con questo tronco, quindi, ricercare gli equilibri, capire come si muove questo oggetto e come mi muovo io con lui, quali sono i suoi punti di equilibrio, come lo posso manipolare e come può abbinarsi questo nuovo oggetto con il filo e con le clave, cosa voglio raccontare quindi anche ,molto, un lavoro di testi,un lavoro mentale. Per il momento mi sono concentrata su questo ma, è ancora un circondare la ricerca dalla periferia per poi capire qual è il centro di quello che voglio dire e fare.
Qual è il rapporto che hai con il pubblico quando ti esibisci?
Dipende dalle situazioni, da cosa sto facendo, se sono in strada o se sono in teatro. Diciamo che mi piace guardarli in faccia e condividere quello che stiamo provando nel momento. Cerco un po’ di rompere la quarta parete, magari finire il numero tra di loro o iniziare il numero in mezzo a loro. Non ho ancora sperimentato la partecipazione attiva del pubblico nei miei lavori, quindi prenderli e portarli dentro la scena, ma mi piacerebbe. Per il momento è “io faccio il mio e voi guardate” però cercando di creare delle connessioni almeno visive e di fermarmi delle volte e prendere il tempo di guardarci.
