Interviste agli artisti – Carole Madella
Carole Madella, giocoliera, ha utilizzato gli spazi di OfficinAcrobatica per il suo periodo di Residenza Artistica e, come di consueto, le abbiamo organizzato una piccola intervista per parlare di sé, del suo percorso artistico e del suo progetto work-in-progress.
Chi sei e di cosa ti occupi?
Io sono Carole, sono principalmente una giocoliera, ho fatto una residenza qui ad Officinacrobatica. Faccio giocoleria soprattutto con clave e palline però, faccio anche clawnerie ed ho tanti spettacoli di arte di strada soprattutto teatro di strada.
A cosa stai lavorando durante la residenza qui a OfficinAcrobatica?
Questi giorni ho iniziato a lavorare ad una nuova creazione, da zero. Uno spettacolo che, mi immagino, un giorno potrà essere di sala o per i teatri. Ho lavorato con la musica, qui alle mie spalle c’è una batteria elettronica, e ho esplorato alcuni concetti che mi interessavano a proposito della società moderna.
Perché proprio i teatri?
Mi immagino un contesto un po’ più intimo in cui ci possa essere una relazione diversa tra il pubblico e chi sta in scena, in questo caso io, e soprattutto in un ambiente in cui anche il suono possa essere veicolato al meglio. Quindi un ambiente circoscritto come quello di un teatro o, comunque, uno spazio chiuso e se fosse all’aperto mi immagino uno spazio intimo e non caotico.
Qual è il tuo rapporto con il pubblico?
Solitamente, venendo dal teatro di strada, ho sempre avuto un rapporto diretto con il pubblico e c’è sempre stato un coinvolgimento o, comunque, un’interazione. Non c’è la famosa “quarta parete”, sono abituata ad interagire. In questo spettacolo, in realtà, vorrei cambiare questa abitudine ed andare in un’altra direzione. Per adesso è solo un’idea ma, vorrei provare a modificare, anche, il rapporto con il pubblico.
Batteria, giocoleria, ritmo, musicalità. Ci vedi delle affinità? Con che scopo li stai abbinando?
Si, sono molto affini, soprattutto la parte del ritmo. Mi verrebbe da dire che quello è un primo livello più immediato. Però mi piacerebbe usare lo strumento del ritmo inteso come linguaggio per raccontare qualcos’altro, quindi, non soffermarmi alla sua funzione ma, cercare di abbinare al suono e al ritmo, anche il testo con un significato che poi vada ad esplorare alcune questioni più profonde.
